Tecno-musica

Tecnologie per la musica e la biblioteca musicale”, di Gianni Fidanza |  Pagina Tre

Da sempre la musica ha fatto parte della vita dell’uomo; sin dall’antichità quest’ultimo ha cercato di riprodurre suoni armoniosi che potessero accompagnare i suoi momenti particolari, quali un rito religioso o la lettura di un testo poetico. Oggi essa è costantemente presente nella nostra quotidianità, anche perché gli strumenti tecnologici ci permettono di usufruirne più facilmente tanto che possiamo ascoltarla ovunque e in qualunque posto.

C’è anche l’altra faccia della medaglia: computer e applicativi si sono conquistati uno spazio importante anche nella creazione della musica. E la situazione è talmente fuori controllo che gli artisti ormai non ne possono più fare a meno. Ciò costituisce un vero problema: se un giorno l’ispirazione artistica e l’abilità del singolo fossero sopraffatti dalla strumentazione (sempre ammesso che questo giorno non sia già arrivato), si correrebbe il rischio che  la musica si riduca ad una serie di suoni perfetti, senza sbavature, ma distribuiti e riordinati da una intelligenza artificiale.

Ciò vale ancora di più per il canto: in questo contesto oggetto di un lungo e annoso dibattito è l’uso dell’autotune, ovvero un programma che corregge l’intonazione degli interpreti. Nei fatti, esso potrebbe alla lunga cambiare il giudizio di molti ascoltatori in merito alla validità di un artista, che di fatto non si esibirebbe mai più da solo, ma sempre aiutato da un pc.

A questo punto si è arrivati anche perché da tempo la discografia si è ormai trasformata in un’industria che lancia la musica come un’altra farebbe con un qualunque altro prodotto commerciale. Ciò che conta per il moderno discografico non è salvare l’arte dalla morte degli automatismi, ma prevalere sul mercato e guadagnarci.

In questo contesto, non è tanto il largo uso della tecnologia a snaturare la musica, quanto la valenza strettamente economica della merce “disco”. E’ così, infatti, che nasce una musica “fatta a macchinetta”, troppo pensata per fini commerciali, la quale rischia di perdere la sua caratteristica di forma d’arte.

Matilda Risso

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